Giornata Mondiale del migrante e del rifugiato

locandina_GMMR_2026-641x1024“Anche uno solo di questi bambini” Questo è il tema della 112ᵃ Giornata Mondiale del migrante e del rifugiato che si celebrerà il 27 settembre 2026, oggetto del  messaggio di Leone XIV. Mimmina Puglisi delle Cooperatrici Oblate Missionarie dell’Immacolata, ci racconta il suo vissuto con i migranti del suo territorio

 

Mimmina Puglisi con due ragazze della scuola d'Italiano

Sono grata a Dio per avermi chiamata a collaborare alla Sua missione ovunque e a Messina, a servizio dei migranti, in collaborazione con varie le realtà presenti in Diocesi: suore scalabriniane, laici di vari movimenti e persone con nel cuore il desiderio di riconoscere e tutelare il diritto fondamentale alla vita, all’educazione per ogni bambino, per ogni persona, al di là dei confini geografici, culturali, religiosi, linguistici… Anche noi COMI di Messina facciamo rete con queste realtà della chiesa locale per servire soprattutto i minori di età scolastica con difficoltà linguistiche, relazionali, di integrazione: incontrare i bambini e i ragazzi della scuola di italiano e del dopo scuola, è incontrare ognuno di loro come un dono unico, originale, è incontrare gli sguardi dell’unico volto di Cristo. E come dice il Papa, nel messaggio per questa 112ᵃ Giornata Mondiale del migrante e del rifugiato, “anche uno solo di questi bambini ci chiama ad aprire occhi e cuore all’ascolto profondo della storia, ai timori e ai sogni di ciascuno di loro”.

si imparaAll’inizio, con coloro che non sanno l’italiano dialoghiamo accogliendoci con lo sguardo, i sorrisi, i gesti. Poi, aiutati da chi tra di loro è un po’ più avanti con la lingua grazie a brevi colloqui, capiamo quali sono i compiti da fare per la scuola, organizziamo la merenda insieme, il gioco… E mentre s’impara l’italiano si sensibilizza all’apertura verso altro per far sperimentare che le diversità sono bellezza e ricchezza, che i valori presenti in ogni cultura e persona sono doni di tutti… Lentamente, si costruisce una famiglia più ampia di quella ‘etnica’

E mentre tra verifiche e programmazione si organizza il nuovo anno, noi volontari scopriamo che questa esperienza è scuola anche per noi, per me, una scuola del servizio che ci aiuta ad aprirci, ad essere dono, a costruire relazioni profonde con questi fratelli e le loro storie silenziose, a imparare ad ascoltare non solo con le orecchie ma col cuore e lo sguardo, a mettere al centro la persona rifiutando la cultura dello scarto, valorizzando ogni ragazzo, specialmente i più deboli. Perché siamo tutti preziosi e importanti agli occhi di Dio.

 

si studia e si giocacomi volontarie

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *