Frate Giuseppe dell’Addolorata Scarito, frate minore parroco a Greccio, ci aiuta ad entrare un po’ di più nella conoscenza di S.Francesco in prossimità dell’ottavo centenario della nascita al Cielo del Santo
Dal 2023 al 2026 ricorrono 4 ottocentenari francescani : nel 2023 si ricordano l’approvazione della Regola bollata e la realizzazione del primo presepe a Greccio, nel 2024 il dono delle Stimmate sul Monte della Verna, nel 2025 la composizione del Cantico delle Creature e nel 2026 il Transito : qual’e, secondo te, l’esortazione che Francesco, tramite questi anniversari, ripropone alla Chiesa e al mondo di oggi?
Rispondo andando dritto al cuore della spiritualità di Francesco d’Assisi e quindi a ciò che riteneva essenziale nella sua vita: la centralità di Gesù Cristo povero e crocifisso. Una centralità che è fondamentale nella vita di fede di ogni cristiano di ieri come di oggi e di sempre, ma che spesso si rischia di smarrire, anche nella più nobile delle intenzioni.
Così inizia la Regola Bollata, cioè ufficialmente approvata da papa Onorio III, del 1223: ‘La Regola e vita dei frati minori è questa, cioè osservare il santo Vangelo del Signore nostro Gesù Cristo, vivendo in obbedienza, senza nulla di proprio e in castità’ Un’affermazione che, oltre a dare la chiave interpretativa di tutta la Regola, mostra in maniera nitida come la sequela di Gesù, e quindi del Vangelo, sia il tutto di Francesco per accogliere e restare nello stato di dignità più alto e ricevuto in dono che è essere figli del Padre Celeste.
Francesco fu animato sempre da questo grande desiderio coltivato nella preghiera di lode e contemplazione e custodito nella vita pratica di ogni giorno, quello della conformazione, appunto, a Cristo povero e crocifisso. È questo che lo portò a realizzare l’iniziativa del presepe di Greccio e a trovare accondiscendenza della Grazia divina nel dono delle stimmate sul monte de La Verna.
Troviamo una testimonianza limpida quanto sintetica in quanto scrive Tommaso da Celano: La sua aspirazione più alta, il suo desiderio dominante, la sua volontà più ferma era di osservare perfettamente e sempre il santo Vangelo e di seguire fedelmente con tutta la vigilanza, con tutto l’impegno, con tutto lo slancio dell’anima e il fervore del cuore l’insegnamento del Signore nostro Gesù` Cristo e di imitarne le orme. Meditava continuamente le sue parole e con acutissima attenzione non ne perdeva mai di vista le opere. Ma soprattutto l’umiltà dell’incarnazione e la carità della passione aveva impresse così profondamente nella sua memoria, che difficilmente voleva pensare ad altro (1Cel XXX, 84).
Anche alla base del Cantico delle creature traspare questa centralità di Cristo e non potrebbe essere altrimenti essendo frutto di tutta l’esperienza di fede di Francesco, ormai vicino alla conclusione della sua parentesi terrena. Tutto il creato è stato fatto per mezzo del Verbo di Dio (cfr. Gv 1, 3) e, fatto essere umano, da Lui redento; solo per mezzo di Lui sale la perfetta lode a Dio.
Guardando gli accadimenti bellici che attraversano i nostri tempi, l’incontro tra Francesco e il Sultano Malik al-Kamil a Damietta durante la quinta crociata, rischiamo di interpretarlo come un’ingenuo tentativo di altri tempi?
A dire il vero non so esattamente come oggi potrebbe essere interpretato quell’incontro a cui Francesco, come sappiamo dalle narrazioni ha tenuto tanto, in quanto le opinioni potrebbero essere molteplici. Non credo di sbagliare nel ritenerlo un gesto profetico alimentato, come ampiamente sottolineato sopra, dalla salda fede in Cristo, soprattutto nel trovare il coraggio ma, già prima, nel desiderio, adottando lo stesso stile di Cristo, uomo di pace – una pace, come più volte sottolineata da papa Leone, disarmata e disarmante –accompagnato dalla coerenza, dalla semplicità – intesa come purezza di cuore – e onestà della sua persona.
Come vero credente in Cristo, Francesco credeva di poter dare inizialmente fiducia ad ogni essere umano e quindi presentarsi con le armi del dialogo rispettoso senza ritenere, per precomprensione o pregiudizio, di trovarsi davanti a un nemico bensì davanti a un essere umano, alla pari. E, come disse Gesù ai discepoli inviati in missione: ‘Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi. In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi’ (Lc 10, 3.5-6). La nostra epoca ha avuto la fortuna di conoscere un vero credente e testimone di Cristo che ha rimarcato le orme di Francesco profeta pace in un periodo non meno tormentato del nostro: Giorgio la Pira. Infaticabile e inarrestabile il suo credere nella pace, promossa con incontri pubblici e anche di prima persona davanti ai personaggi politici e ai capi di Stato interessati.
Nel cantico delle Creature S. Francesco chiama ‘sorella’ la morte e sottolinea la pericolosità della ‘morte secunda’ …
Francesco in punto di morte aggiunge alla composizione del Cantico la strofa su sorella morte. Da quello che sappiamo non è la prima volta che chiama così la morte, quella – come dice lui – corporale; e la chiama sorella non nemica perché ci fa entrare nella vita vera.
Francesco, da profondo conoscitore della Sacra Scrittura sa che la morte da temere è quella secunda, cioè l’annientamento totale della propria persona che spetterà, nel momento del giudizio divino a coloro che, con la loro condotta e scelte di vita, si sono opposti alla sequela di Gesù rendendo vana per loro l’opera della redenzione.
Possiamo affermare che anche con l’aggettivo ‘sorella’ dato alla morte Francesco afferma e ricapitola la sua esperienza di fede in Gesù messo al centro della sua vita, come scrive S. Paolo: ‘Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? In tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati. Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio in Cristo Gesù, che è nostro Signore’ (Rom 8,35. 37-39)
