Esiste un posto dove è possibile trovarsi immersi nella vita delle generazioni di bambini e ragazzi che giorno dopo giorno sono impegnati a costruire il futuro? Si, esiste! E’ la scuola.
Ma non la scuola della quale si parla sui giornali e TV, non la scuola “per sentito dire” o che fa capolino nella retorica dei discorsi sui giovani e giovanissimi. La scuola che conosco e che mi ha accolta una ventina di anni fa come insegnante di scuola primaria è nel cuore di Roma e, giorno dopo giorno, mi aiuta a scoprire perché ho scelto di essere un’insegnante.
Benvenuto, mondo!
Attualmente è una scuola statale ed è una scuola piena di idee. Ogni giorno bambini, ragazzi, docenti, collaboratori e famiglie mettono in circolo le idee. La prima idea è la scuola aperta ai popoli provenienti da qualsiasi Paese, dove la c.d. inclusione di chi mi vive accanto diventa accoglienza in classe e condivisone di culture e stili di vita diversi dal nostro, imparando a memorizzare, anche con fatica, una moltitudine di nomi dai suoni diversi e informazioni di ogni tipo per rendere concreto star bene insieme. Anche i libri e il materiale scolastico si adattano a queste “novità”, ma è più interessante ad esempio conoscere direttamente dagli alunni cinesi storie e tradizioni del “loro” capodanno, imparare dagli alunni musulmani il perché a mensa hanno spesso cibi dal sapore nuovo per noi, ascoltare chi venendo dagli Stati Uniti ha mille storie sul Natale.
Fare insieme? Sì
Un’altra idea è che a scuola tutti imparano a fare tutto insieme e ciascuno con le sue capacità e il rispetto dei suoi tempi: ci impegniamo non a superare le dis-abilità, ma a conoscere e sostenere bambini e ragazzi con differenti abilità. E chi l’ha detto che l’operazione che aumenta i numeri è la moltiplicazione? Solo le idee di con-divisione operano crescita e arricchimento reciproco…come dicono i miei alunni: se io divido il mio materiale mi arricchisco della gioia del compagno che lavora accanto a me!
La danze delleemozioni e dei sentimenti
Molte altre idee sono a scuola con noi e le più frequenti sono quelle che arrivano da sentimenti ed emozioni: il dolore di un piccolo torto subito e di un’incomprensione, la malinconia infantile di non trovarsi in fila accanto all’amichetta del cuore, o il terrore sottile di sbagliare e di sentirsi giudicati sotto lo sguardo etichettante degli altri, la fatica di stare al passo con lezioni e programmi sempre più esigenti.
E mentre insegno, imparo
In tutte queste idee ogni giorno scopro e imparo dai piccoli alunni che dentro i nostri bi-sogni ci sono tutti i nostri sogni: diventare più grandi e preparati ad affrontare il futuro che ci aspetta domani, che piano piano, tra un dettato e un tema, la soluzione di un problema e una lezione di storia o geografia, stiamo costruendo insieme. Sono quasi vent’anni che vivo così a Roma e, quando al temine di una giornata o di anni di lavoro saluto bambini e ragazzi, spero che in questa nostra scuola piena di idee tutte le abbia illuminate e sostenute quella che mi è stata data in dono nel carisma Comi, l’idea missionaria, per costruire in Cristo ogni realtà.