Repubblica Democratica del CONGO


Come noi Comi ci siamo inserite nella realtà di Kinshasa?
In un primo momento attraverso dei periodi di permanenza, e poi, dal 2003, con una presenza costante. Sin dagli inizi alcuni interrogativi si sono presentati alla nostra riflessione.

Come essere segno di speranza in questa realtà? Come dire che occorre credere in un futuro di giustizia e di pace? È una sfida che abbiamo accolto e alla quale stiamo cercando di  rispondere concretamente, stando accanto ai poveri attraverso un servizio che si realizza nell’ambito sanitario: il centro di salute “Siloé”, nato nel 2002, con annessa la maternità, nel quartiere di Bumbu-Selembao, alla periferia di Kinshasa. Il quartiere  conta oltre  200.000 abitanti, di cui circa l’85%  indigenti. Negli ultimi tempi, agli abitanti della zona, si sono aggiunti oltre 4.500 profughi  a  causa della guerra.

Abbiamo avviato questo progetto a favore della salute convinte che il nostro carisma dell’evangelizzazione, oggi e in questo contesto sociale, si traduce in un servizio che ha lo scopo di:

  • annunciare che Gesù Cristo è il Salvatore di tutto l’uomo e di ogni uomo;
  • andare incontro ai poveri e ad una categoria di popolazione abbandonata;
  • occuparci dell’assistenza alla donna e soprattutto al bambino, con interventi costanti.

In questo spirito, nella fedeltà al carisma di S. Eugenio, da cui l’Istituto è nato il Centro di Salute Siloé

La REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO è uno Stato dell’Africa Centrale, con una superficie di 2.345.409 km2   e una popolazione stimata[1] di 67,51 milioni.

È il paese francofono più popoloso, nel quale convivono almeno 250 gruppi etnici. La varietà di culture e società si rispecchia nell’ampia gamma di lingue utilizzate, tra cui lingala, kikongo, swahili e thsiluba, riconosciute come ufficiali al pari del francese. L’86% della popolazione è di religione cristiana, in maggioranza cattolica. Le sette di origine varia prosperano in tutto il paese. Una religione originaria della RdC è il Kimbanguismo, che ha molti seguaci e una tradizione consolidata.

Il nord del paese è una delle più grandi aree di foresta equatoriale al mondo; la zona orientale costeggia il grande rift est-africano, area di montagne, di colline, di grandi laghi,  ma anche di vulcani. Il sud e la zona centrale, area di savana alberata, forma un altopiano ricco di minerali.

Nonostante l’abbondanza di risorse naturali, l’economia formale del Paese è letteralmente crollata negli ultimi decenni, come conseguenza  di cattiva gestione e di perenni conflitti interni.

L’impatto della lunga guerra civile è stato disastroso, con effetti particolarmente deleteri sulle infrastrutture di ogni tipo e sull’indebolimento delle istituzioni di mercato, con perdite totali dei beni posseduti da persone ed imprese.

Già nota come Congo Belga (1908-1960) e come Zaire durante la dittatura di Mobutu (1965-1996), la Repubblica Democratica del Congo, nata come tale nel 1997, è governata secondo la Costituzione del 2005 che la descrive come repubblica presidenziale democratica e rappresentativa.

Questo enorme paese non mai vissuto un periodo di pace duraturo e stabile. È dal 1996, infatti, che la guerra imperversa nelle regioni orientali – Nord Kivu, Sud Kivu e Ituri – provocando una sequela di orrori e morti senza fine. Si tratta senza dubbio di uno dei conflitti più cruenti che il mondo abbia conosciuto negli ultimi cinquant’anni: secondo alcune stime le vittime sarebbero ormai più di cinque milioni e a questo si aggiunge un carico di sofferenze impossibile da quantificare.

Il presidente Jospeh Kabila, in carica dal 2001, è figlio di Laurent-Désiré Kabila, primo presidente congolese dopo il trentennio di dittatura di Mobutu, che lui stesso contribuì a rovesciare. Le ultime elezioni politiche congolesi lo hanno visto trionfare per ben tre volte (nel 2001, 2006 e nel 2011) e sono coincise con forti scontri e tensioni lungo tutto il paese, al pari di accuse di brogli.

La commissione elettorale della Repubblica Democratica del Congo aveva fissato per il 27 novembre 2016 le elezioni presidenziali e legislative, che non si sono svolte perché la riforma della legge elettorale prevedeva l’organizzazione di un previo censimento. La preoccupazione che l’attuale presidente si ricandidasse per un ulteriore mandato ha provocato forti opposizioni e tensioni, che hanno causato morti, disordini e violenze in molte parti del paese, compresa la capitale. Recentemente, anche con la provvidenziale mediazione della Chiesa, si è giunti a un accordo tra governo e opposizione che prevede l’instaurazione di un governo di transizione nel paese entro marzo 2017 e nuove elezioni entro l’anno. Il presidente Joseph Kabila, il cui mandato è scaduto il 20 dicembre, è rimasto al potere dopo che le presidenziali erano state rimandate ad aprile 2018. In base all’accordo non potrà candidarsi per un terzo mandato[2].

La capitale, Kinshasa, conta una popolazione di circa 9-10 milioni di abitanti (impossibile una stima ufficiale) ed  è una città territorialmente molto estesa. Il lavoro è scarso e mal retribuito, le strutture pubbliche faticano a restare a galla: gli ambiti più penalizzati sono quelli sanitari e scolastici. I soggetti più colpiti sono i bambini, gli ammalati e gli anziani. Nonostante qualche tentativo del governo, la situazione globale resta piuttosto precaria e le sacche di povertà aumentano. Se nel centro di Kinshasa c’è qualche quartiere provvisto di supermercati, abitazioni, strade che ricordano le grandi città internazionali, “dietro l’angolo” ci sono i quartieri, e sono i più, sprovvisti di luce ed acqua, senza sistema fognario, con altissimi tassi di disoccupazione e livelli di povertà

[1] Esistono zone in cui non è mai stato fatto un censimento, per cui questi dati del 2013 dati sono approssimativi .

[2] La situazione della RdC è talmente complessa e instabile da rovesciare ogni forma di previsione di soluzione dei conflitti e del destino del paese.

 

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